COME LO SMART WORKING HA SALVATO L’ECONOMIA GLOBALE

Negli ultimi mesi abbiamo assistito ad un colossale esperimento: l’adozione dello smart working esteso ad una platea molto estesa di lavoratori provenienti da settori produttivi operanti , prima della pandemia, prevalentemente in modalità tradizionale.

 In Italia , secondo i dati diffusi da Eurostat, prima dell’emergenza sanitaria da Covid19, soltanto il 3,6 dei lavoratori era impiegato in modalità agile. Un numero davvero esiguo se paragonato al 14% olandese e al 14% finlandese. L’Osservatorio sullo smart working del Politecnico di Milano censiva nel 2019 tra i lavoratori italiani circa 570.000 smart workers, un dato che aveva evidenziato una interessante crescita pari al 20% rispetto all’anno precedente. La lenta e crescente adozione dello smart working aveva, fino a quel momento, riguardato nel 58% dei casi le grandi imprese, nel 12% dei casi aveva coinvolto  invece le piccole e medie imprese e nel 16% la Pubblica Amministrazione. 

I lavoratori agili venivano presi in esame dall’Osservatorio che ce ne restituiva un ritratto puntuale e decisamente positivo. Gli smart workers erano, e sono, lavoratori motivati che nella stragrande maggioranza dei casi non aspirano a riprendere il lavoro ordinario fatto di orari rigidi e presenza costante in ufficio.

Durante la pandemia i lavoratori agili sono cresciuti numericamente in maniera improvvisa e massiccia toccando quota 6 milioni garantendo la prosecuzione delle attività nonostante le difficoltà dovute alle restrizioni necessarie a contrastare la diffusione della Sars-Cov2.

 Un sondaggio condotto da AIDP – Associazione Italiana per la Direzione del Personale  evidenzia che oltre il 68% delle aziende è orientata a  protrarre l’impiego del lavoro agile  fino ad adottarlo stabilmente. Nonostante l’introduzione massiva del lavoro  agile  giuridicamente riconosciuto in Italia  con la Legge 81 del 2017,

 sia avvenuta in modo repentino e sulla scia di un’emergenza sanitaria  ha rappresentato per aziende e lavoratori un’esperienza positiva.

 Il livello di soddisfazione decisamente elevato tra i gli smart workers deriva da benefici dovuti all’abbattimento di costi e tempi di spostamento (69%), ad un miglioramento della qualità della vita in termini di work-life balance (64%) e all’aumento della responsabilità individuale nella gestione delle attività lavorative (46%).

 

Per intuire quanto determinante sia stato il lavoro agile nel momento dell’emergenza Sars-Cov2  è utile osservare l’alto numero di figure professionali operanti da remoto ricercate nei numerosi annunci di lavoro pubblicati su Risorse.it . Proviamo ad immaginare quanti professionisti e quanti settori produttivi in assenza delle opportunità offerte dal lavoro agile avrebbero conosciuto un blocco totale delle loro attività!

Il commercio non food senza addetti all’e-commerce e addetti alla gestione degli ordini avrebbe azzerato la produttività, Assicuratori e commercialisti avrebbero chiuso i loro studi rimandando la ripresa delle attività a data indefinita. Avvocati, architetti e ingegneri non avrebbero in alcun modo potuto proseguire il loro lavoro prima della fine della pandemia e gli insegnanti non avrebbero portato avanti, seppure con difficoltà, la didattica a distanza. Consulenti del marketing e consulenti del lavoro non avrebbero avuto modo di mantenere i contatti con i clienti al di fuori degli uffici. la Pubblica Amministrazione avrebbe rallentato drammaticamente l’erogazione di servizi al cittadino. L’elenco potrebbe continuare all’infinito consegnandoci il quadro di un mondo con attività sospese, bloccate ed economicamente al collasso.

 

Quanto sta pesando la pandemia sull’economia globale?

 

 Secondo quanto recentemente annunciato dall’ Ocse Il Pil mondiale diminuirà del 4,5% nel 2020, per poi tornare nel 2021 ad aumentare del 5% .

Danni importanti, alleviati certamente dall’impiego delle tecnologie che ci mostrano chiaramente quanto urgente sia ormai procedere con decisione sulla strada della digitalizzazione dell’economia nel nostro Paese.